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Riassunto di Storia della filosofia moderna e contemporanea (prof. Giuliano Campioni)
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Storia della filosofia moderna e contemporanea (prof. Giuliano Campioni)
(St.fil.mod.cont)

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Docente: Chiara Piazzesi


La morale eroica (Carlyle ed Emerson) e la posizione critica di Nietzsche nello "Zarathustra"

CDS:
Filosofia

Modulo unico

CFU:10

Nelle "Lezioni sulla filosofia della storia", Hegel instaura uno
stretto collegamento fra il cammino dello spirito e gli «individui
cosmico-storici», cioè gli «eroi»: «quelli che sanno, avendone avuto la
rivelazione nel loro intimo, quel che è ormai il portato del tempo e
della necessità». La figura dell’eroe si lega, nell’idealismo tedesco e
in molti filoni del romanticismo, ad una forte teleologia. L’eroe
cammina con Dio o con l’Idea, e rappresenta, spesso inconsapevolmente o
contro il suo volere, lo spirito del popolo, portandone alla luce ciò
che era latente possibilità. Thomas Carlyle pubblicherà nel 1841 la
serie di fortunate conferenze su "Il culto degli eroi e l’eroico nella
storia". Il culto degli eroi di Carlyle trova ampia risonanza nella
cultura nordamericana, grazie all’opera di Ralph Waldo Emerson che
elabora (Gli uomini rappresentativi , 1850) il tema del valore
dell’uomo nei termini di una esaltazione del genio, o del “grande
uomo”, come espressione autentica dell’energia creatrice della natura e
elemento di novità e di spinta nel cammino della storia. L'eroismo
appare in Nietzsche un termine di confronto continuo e centrale che
permette al filosofo di differenziare la propria posizione dalle molte
"morali eroiche" dell'epoca (da Carlyle ed Emerson a Gobineau, da
Wagner a Baudelaire).
«Io sono l'opposto di una natura eroica» .
Così Nietzsche, in “Ecce homo”, conclude il brano che mostra, con
metodo genealogico, «come si diventa ciò che si è». Il filosofo
caratterizza la propria persona, in quella particolare esposizione di
sé alla fine della sua avventura di pensiero, con tratti fortemente
antieroici e antifanatici.
La fisiologia è il presupposto della
scrittura: l'essere stato «come summa summarum» sano, ha reso possibile
lo "Zarathustra" che pone un nuovo inizio: la vera prova di forza sta
nella distanza da ogni profetismo e fanatismo delle convinzioni
(Zarathustra è ‘diverso’, «qui non parla un “profeta”, uno di quegli
spaventosi ibridi di malattia e volontà di potenza»). L'“essere
benriuscito” si caratterizza per l'autodeterminazione nella misura,
contro ogni atteggiamento eroico ed estremo che seduce senza
argomentare.
Le chiare affermazioni di “Ecce homo” esprimono la
coerenza di un atteggiamento teorizzato a partire da "Umano, troppo
umano" dove, accanto al «genio» e al «santo», congela «l'eroe». Questo
in contrasto certamente con la figura consolidata del mito «eroico» di
Nietzsche che, in molte direzioni e in diversi momenti, in più modi e
accentuazioni, ha comunque caratterizzato la “fortuna” e talvolta
perfino il culto del filosofo. Da tempo il lavoro storico e filologico,
legato soprattutto all'edizione Colli-Montinari, sta fornendo strumenti
per una collocazione sempre più articolata, una migliore definizione di
categorie filosofiche centrali della riflessione di Nietzsche, del suo
stile di pensiero, dei movimenti interni al suo percorso. Al centro
dell'analisi "Così parlò Zarathustra" che nella tradizione aveva avuto
un ruolo importante nella creazione del mito eroico di Nietzsche.
Il
corso di propone di indicare anche il significato della passione di
Nietzsche per la cultura del Seicento francese, da lui indicata come
epoca dell'"energia" e della volontà forte: il filosofo è consapevole
che la luminosa classicità di quel secolo, il progetto della ‘ragione’
signorile, ha dovuto imporsi su istanze oscure e forti: «Il XVII secolo
SOFFRE dell’uomo come di una somma di contraddizioni, ‘ l’amas de
contradictions’ che noi siamo; cerca di scoprire, ordinare, portare in
luce l’uomo».